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Catartico, Longarico, 2018

Postato da Stefano Bagnacani il
Catartico, Longarico, 2018
Primo vino del #WibeBox

Catartico come il momento storico che stiamo vivendo, un vino drammaticamente contemporaneo, fin dal nome, ma anche per quell’ottimismo che mi danno sempre i vini arancioni, quelli che ricordano il sole che sorge, l’avvenire, vini che sanno d’alba, di inizio, di domani, ancora.

C’è che gente che non li beve gli orange wine che gli sembrano una stronzata, un po’ come il centro in politica, il cappuccino decaffeinato e l’acqua leggermente frizzante. 

A volte hanno ragione perché quelli che bevono vini orange, spesso sono dei supponenti, che fanno tardi, con la barba fatta male, ascoltano musica solo in vinile e fanno mestieri che coi nomi solo inglese. 

Io faccio il sommelier che italiano non si traduce, faccio il sommelier e mi pagano per aprire vini, dire se sono buoni, se sono discreti, se fanno schifo o se fanno sognare, questo vino forse rientra nell’ultima categoria, che di solito non associ al cataratto, già anche dal nome, le consonanti si abbinano poco ai sogni, alla poesia, sanno di prosa, fatica, sudore. 

Una visiva arancio intenso che sa di alba, dicevamo di sole che sorge magari sul mare, magari su quello di siciliano, anche il mare ad Alcamo non c’è ma nel bicchieri lo senti, lo senti quasi sempre in Sicilia, come nei discorsi della gente,  i vini sanno quasi sempre di mare anche se sono fatti dove non si vede, dove le colline sono sono un sipario oltre il quale immaginare, come la siepe di Leopardi, tipo. 

Uno dei cliché è che i vini orange non siano piacevoli da bere, che in realtà berli non piaccia a nessuno ma molti si sforzino di berli per fare i fighi lo diceva pure il New Yorker, che non è mica Libero

Longarico-Catartico-2018

Beh qua, puro piacere fisico, al naso prima, specie ora che al mare non possiamo andarci, note saline, risacca, naso che sa di notti su pontili fuori mano, magari non da soli, magari non molto vestiti. 

In bocca minerale, rocce a picco sull’acqua su sui si infrange la schiuma della marea, succoso e carnale, si distende, piano sul palato, lungo la lingua, con erotico calore, siamo intorno ai 12 gradi ma ne senti un po’ di più dentro le guance, dopo qualche sorso, quando ti lascia in bocca un sapore come di settembre, un po’ perché finisce forse un po’ troppo presto come tutte le estati del mondo, un po’ perché ti resta quella nota leggermente amaricante di possibilità di non detto, di poteva essere ancora. 

Non è da bere freddo ma ormai credo lo sappiano anche gli uomini col borsello, che i vini non si bevono mai da frigo, qualsiasi sia il loro colore, che fredda si beve solo la coca cola, e forse manco quella. 

Un vino che sarebbe bello bere in compagnia, perché aggiunge sensuale sapidità ai baci, liquida carnalità alla bocca. Dovremo berlo da soli per un po’ non per sempre, poi arriverà ancora l’estate, per berlo, di sera sul mare, con qualcuno a cui giurare amore eterno, fino a settembre circa. 

Lo abbino l’ultimo grande pezzo del tempo pre-epidemia, la musica, come tante altre cose sarà diversa, tanto diversa, dopo, questa è l’ultima hit di un mondo che sta crollando, una canzone che parla di spavento d’amore, e di vita che sarà, di nuovo, dopo.

Scared to live

Si chiama Scared to live, lui è il più grande di tutti: The Weeknd.

Catartico-2108 il primo dei #ViniControLaPaura

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