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Dos Tierras, Badalucco, 2013

Postato da Stefano Bagnacani il
Dos Tierras, Badalucco, 2013

Diversamente libero

Un vino di confine, ma non di frontiera, una Sicilia che parla, anche, spagnolo, ammesso che la Sicilia abbia mai, davvero, smesso di parlarlo.
Un vino che declina la (rara) lingua della terra, o meglio delle terre, due, Sicilia e Spagna, in cui il Nero d’Avola, incontra l’intensa leggerezza del Temparnillo, per volare alto verso quelle zone del cuore, che sempre più raramente i rossi del terzo millennio sanno toccare.

Un blend ma potremmo dire una mezalca per restare più in tema, di sofisticata potenza, in cui il Tempranillo smussa gli spigoli del Nero d’Avola per dare vita a un liquido in cui intensità e leggerezza vanno, sempre, per mano.

Un vino in levare, che parrebbe alla vista, data l’intesità del suo rosso rubino, molto più alcolico e strutturato di quando, effettivamente, non sia, la cui leggerezza educata sorprende.

Il Dos Tierras di Pierpaolo Badalucco è davvero, un vino naturale, inteso nell’unica accezione che del vino naturale mi interessa, facile da bere, difficile da dimenticare, questo è solo questo significa essere, un vino naturale ben fatto, un liquido che disseta emozionando, o emozionando disseta, che poi è quasi uguale.

Un vino mediterraneo, che invita all’incontro, territoriale e cosmopolita ad un tempo, artigianalmente contemporaneo, un rosso che ci parla, con leggerezza, di un mondo, più giusto e luminoso di questo, il vino adatto per questi tempi, cupi e rumorosi.
Da bere con una canzone che parla spagnolo su un ritmica rock, che canta appunto, elegantemente, di radici.

Natalie Lafourcade, Hasta la Raiz

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