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Fenomenologia degli Zalto

Postato da Stefano Bagnacani il
Fenomenologia degli Zalto

 

I bicchieri dell’amore, della vita, del vino naturale.

Più che calici sono luoghi di magia, più che bicchieri da vino, sono possibilità.

Si vendono in confezioni da due, o almeno è così che li ho sempre comprati, e a due, spesso la notte tardi, si sono sempre spezzati, tra ripicche, litigi e parole troppo pesanti da sostenere, per questi oggetti dallo stelo di cristallo, poco in grado di sopportare pesi che non siano quello della leggerezza.

Lo Zalto ha un modo elegante anche di rompersi. Quando una donna arrabbiata te lo lancia addosso, non esplodono in mille pezzi tipo bomba carta, non fanno tanto rumore, crepano piano piano e si rompono in silenzio, come il cuore, e non sai mai se la donna che te l’ha lanciato, era solo l’ennesima psicopatica o se forse era solo il calice troppo delicato.

Non è fatto per cadere, è fatto per librarsi nell’aria tra le dita magre di una donna sbagliata. Quando cade è finita. Come un cavallo da corsa con una gamba spezzata, è la versione in cristallo dell’Albatros di Baudelaire, quando si stacca dal tavolo è meraviglioso, il contatto col suolo lo annulla.

Lo compri in confezioni da due non solo per il prezzo, non da cena alcolica con gli amici, per quelli c’è la pesante efficienza dei bormioli, nemmeno per una pranzo delle feste coi parenti, per quelli ci sono i cristalloni anni ‘80, dal design clericale, dove a malapena distingui il colore del vino, e dove ogni volta ci bevi il vino, senza prima metterci l’ostia, beh, ti senti un po’ sbagliato.

Lo compri per quando nel tuo bilocale in nero, in zona centro storico, entrerà la tipa da top, il motivo per cui spesso, la scatola rimane chiusa per mesi, silente e mesta, a spiare dall’alto le notti in cui ti porti a casa tipe con cui più che di Riedel presi in offerta su Amazon (gli Zalto non sono MAI in offerta) non te la senti, le tipe con cui apri bianchi aromatici dell’alto Adige, o molli Syrah della Sicilia orientale, sperando già, mentre le baci, che non restino a dormire.

Lo compri per quella che non ha bisogno di google per sapere chi è Romain Gary, che riconosce So What di Miles Davis, dopo i primi 33 giri sotto la puntina, che scorre col dito svogliata lo scaffale degli Adelphi, esitando un nanosecondo su un vecchio Simenon, (esistono ma non sono, quasi, mai di qui).

E’ per questo tipo di donne che liberi gli Zalto dal cartone, che passare dal bordo sottile alle sua labbra è un percorso già scritto, perché come l’assolo di Miles in sottofondo, il cristallo degli Zalto è bravo a sparire, a esserci ma solo sullo sfondo, a custodire miracoli, senza invadenza, sono acceleratori di miracoli, facilitatori di baci in penombra.

Che poi sì, per le tipe così, non hai paura di aprire bianchi brillanti e ambiziosi, rossi magri ed eleganti, vini che guardano al futuro, almeno fino all’alba, ci brindi al futuro con tipe che vorresti che restassero per sempre, ma se ne vanno prima della luce, al suono dell’allodola, scriveva un inglese, verso crudeli voli Ryan diretti sempre, troppo lontano.

Sembrano belli pure la mattina, dopo quando li lavi solo, nella monovasca del lavello del bilocale in nero, con una spugna fatiscente, e qualche lacrima di qualcosa che sgrassa a fondo, col nome in inglese, mentre Thelonious Monk culla i ricordi, sembra e forse è l’unico in grado di capire come ti senti.

Chiudi gli Zalto nella scatola e aspetti ancora, fino a quando, non si sa.

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