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Il bello di bere da soli

Postato da Stefano Bagnacani il
Il bello di bere da soli

I 75 centilitri della bottiglia di ti ricordano perchè il mondo non è fatto per i single, che sono troppi da bere da soli, ma a noi un po’ di vino andrebbe lo stesso. 

Ce ne accorgiamo ora sotto lockdown di quanto siamo ancora schiavi dello stigma, che bere vino da soli, bere qualsiasi da soli, essere soli, sia forse l’unico stigma rimasto nel mondo in cui viviamo, che ha sdoganato, e perdonato ogni stile di vita, ogni credenza, idea e convinzione, ma la solitudine quella no, quella resta una cosa che non si perdona a nessuno una grande lettera scarlatta incisa a fuoco su chiunque sia seduto ad un tavolo, soprattuto la sera. 

E allora sì ci troviamo noi, quarantenati 2.0, single, semi o post fidanzati, o persone che per qualunque motivo si trovano a passarli a casa, soli, questi giorni qua, in cui il sole, fuori, sembra sempre bellissimo e le persone attorno a noi, al supermercato uno dei non luoghi per eccellenza, a cercare un po’ di umanità, un sorriso uno sguardo, di un altro.

 Dopo l’ennesimo webinar, l’ennesima diretta, l’ennesima story, l’ennesimo Zoom, l’ennesimo Skype, ti trovi la sera, con un 33 giri di Theo Monk sul piatto, hai silenziato le notifiche di whatup, dove ti arrivano a ripetizione meme su Conte, notizie di complotti, fake news in pessimo italiano. 

Ti trovi lì, nella penombra delle luci fredde del salotto, (ma non avevi cambiato le lampadine?) e fissi la bottiglia da 75 e pensi che è troppo per berlo da solo, nessuno ti vedrà ma tu pensi che in qualche modo, si verrà a sapere che l’hai bevuta da solo, in qualche modo, certe cose si vengono sempre a sapere. Ti viene in mente il quadro di Degas e pensi che ancora oggi per qualcuno che ti vede da fuori, (ma chi ti deve vedere?) se bevi solo al tavolo uomo o donna tu sia, stai sempre bevendo assenzio, bevi per dimenticare, qualcuno o qualcosa, per farti male in sostanza, per mettere la realtà tra parentesi, almeno fino all’alba dopo.

Degas Assenzio

Considerato che quegli strani arnesi da ginecologi del vino (Coravin si chiamano), per te non sono mai stati un’opzione , finisce che la apri, la bottiglia, da 75.

La apri dopo qualche secondo di negoziazione con te stesso, ti riprometti sapendo ti mentire che poi la richiudi, che sarà solo un bicchiere che tanto ci devi pure sfumare il ragù,  e che quindi già è meno di una bottiglia, e che ci farai almeno due sere, forse tre con quella boccia. 

 Ce lo sfumi davvero il ragù, ma solo un pochino. 

E il resto sì te la bevi tutta piano piano, che riappare le bottiglie è così innaturale, è come rimettersi assieme con la ragazza che avevi lasciato, ti sforzi pensare che è come prima ma in realtà non è mai, che il vino orfano, dentro la bottiglia del giorno prima, ti fa sempre malinconia estrema, il giorno dopo.

E poi piano piano, col pianoforte di Monk che tiene il ritmo dei pensieri, ti accorgi che forse, solo il vino e i libri sono davvero cose che fai senza schermo senza social, senza chat senza niente, che solo le cose analogiche ti permettono sono gli spazi che abbiamo per noi stessi, per abracciarci sì, col nostro io che pare sempre più estraneo, più straniero, distante. 

C’è molta più eleganza a bere da soli una bottiglia di vino naturale, che a passare le notti online con il pallino verde sempre di fianco al nome, a trasalire per una notifica a sperare in messaggio personale che contenga una faccina, un saluto, un’espressione amica. 

E lo pensi vedendo i visi al neon nelle dirette, gli status sempre meno divertenti, le storie instagram sulle panificazioni, forse quelli più soli sono gli altri, quelli che il vino da soli non lo bevono, quelli che si tengono il vino per il giorno dopo, o che peggio non aprono perchè bere da soli è sprecarlo e sprecarlo è peccato

Vino da soli.

Beh penso che il vino sì, sia sempre un viaggio, se è naturale, e se è vero, la verità non fa male mai, specie in questi tempi fake, di filtri e sorrisi a sei pollici e mezzo, che non si beve mai per dimenticare, ma al massimo per ricordare e per sognare anche, ancora. Che dentro il vino, si tiene assieme tutto il tempo, che dentro il bicchiere ci viaggia, sulla semiretta del tempo in tutte le direzioni assieme, si beve per ricordare come si era,  e sentirlo meglio il presente, di quello che c’è nel bicchiere, certi assoli di Monk ti sembrano meno spigolosi, asciutti, e il futuro a volte dopo ma solo dopo il secondo bicchiere, ti pare di vederlo più chiaro del solito anche in questi giorni in cui, sembra essere scomparso, che i in questi tempi qua lo aspettiamo dagli altri il futuro, alle 18 in conferenza stampa, a reti unificate. 

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