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Il Sommelier, recensione del film.

Postato da Stefano Bagnacani il
Il Sommelier, recensione del film.

Diciamo la verità, il titolo ti faceva sperare un po’ meglio, ma sei  già felice che film così esistano, se non altro per mandare il link a tua madre, (che non ha Netflix) per farle vedere che fai un lavoro vero, che ci fanno pure i film sul lavoro che fai, mica come quando facevo il social media manager.

I film prodotti da Netflix non sono mai capolavori almeno finora, nonostante spesso, abbiano budget elevati e attori di primo piano,  ma sono spesso prodotti godibili, come questo. 

Il Sommelier-film

Il titolo è un poco forviante, (quello originale infatti è UnCorcked) che ti aspetteresti scene in ristoranti alla moda, soggettive in spettacolari cantine sotterranee, piene di bottiglie rare, Zalto che scintillano, bottiglie di La Closerie che s’aprono con un sussurro, musica jazz periodo Kansas City in sottofondo, le mille luci di New York, L.A, o almeno San Francisco, e invece no, siamo a Memphis, in Tennesse, famosa per Wiskey di segale, (che poi si chiama Burbon).

L’ambientazione è molto Hip-Hop, come la colonna sonora, periferia americana senza poesia, un ragazzo di colore che lavora in un’ enoteca di giorno e nel ristorante dei suoi la sera, col padre che sogna di lasciargli, un giorno le redini.

Il figlio però sogna di fare il Sommelier e di entrare nel mondo dei Master Sommelier, il titolo più ambito la mondo, ce ne sono solo 230, sulla terra.

Ed è proprio qui che cominciano il problemi, se sul piano drammaturgico il film funziona (senza essere, mai, un capolavoro), tra dialoghi divertenti, e scene di vita familiare ben fatte, come l’ennesima storia di coming of age di un giovane in cerca della sua vocazione, la cosa che non funziona è appunto la parte didattica. 

Per chi come me, e come tutti voi ha visto i 2 volumi di Somm e il reality show UnCorked (da cui il film prende il titolo), l’esame di Master Sommelier è incompatibile con la vita civile, se l’esame di teoria è solo questione di studio e diligenza, la parte relativa al servizio non può essere affrontata da nessun così detto civilian, ovvero da una persona che non sia tutte le sere sul floor, poiché esami che prevedono prove difficilissime come la doppia decantazione, (qualcuno di voi l’ha mai fatta?), questo tipo di pratiche non sono nemmeno immaginabili per chi lavora in un wine shop in cui non si fa mescita, come quello del protagonista.

La terza parte dell’esame, quella più difficile, che richiede ai candidati di indovinare alla cieca 6 vini (tre bianchi e tre rossi) da tutto il mondo, è semplicemente impossibile da superare per un ragazzo che fa altri lavori, e si prepara trovandosi di tanto in tanto con qualche amico ad assaggiare qualche vino, prevede la pratica quotidiana con vini importanti, e la supervisione costante di un Master Sommelier, cosa che nel film non avviene mai. 

Il film in tutto questo non sarebbe male, è una storia di famiglia, è una pellicola con una bella fotografia e una bella colonna sonora, parla di padri di figli, di madri di America,  ma il vino e i sommelier non c’entrano (quasi) nulla, sono solo un rumore di fondo, una falsa pista. 

Chi voglia capire cosa significa essere un sommelier, che lo ricordo è una persona che lavora in sala, (se non lavori in sala fai un altro mestiere), consiglio di rivedersi Somm o di cercare in un sito di quelli coi server russi la serie americana Sweetbitter tratta dall’omonimo libro. 

In ogni caso la colonna sonora è bellissima e sarà l’occasione di scoprire la scoppiettante scena rap di Memphis, dove spicca Juicy-J uno che in un mondo migliore, sarebbe più famoso di Kayne West. 

Buon ascolto e buona visione. 

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