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Macon Verzé Domaine Leflaive 2016

Postato da Stefano Bagnacani il
Macon Verzé Domaine Leflaive 2016

E’ la Borgogna da cassintegrati il Macon, nei libri importanti, sulla Francia del vino, a volte manco è nominato, e se lo è, è nominato in fretta, male, anche se lo Chardonnay qui, esce, del tutto legalmente, come Bourgogne Blanc, perchè sì saremmo nella Côte d'Or anche.

E’ da posti come questo che forse escono le cose più interessanti, le cose che dopo avere letto una recensione magari qualcuno se le compra le bottiglie, che la maggior parte delle volte, sul vino leggi solo di robe che non ci sono mai, e se ci sono, sono troppo care, le possono bere solo gli odontoiatri raffinati, ma sono molto rari, io non ne ho incontrati mai. 

 Se avete ricevuto il bonus, i 600 euro, se siete in cassa integrazione o disoccupazione, insomma se siete tra gli aristocratici del sussidio e vi avanzano quaranta euro, beh, per questa bottiglia sarebbero ben spesi. 

Che lo Chardonnay per quanto poco cool, tra i sommelier che ne sanno, per quanto inflazionato tra gli hipster che girano il mondo, resta, se ben fatto, un gran bel bere, magari non per destabilizzarti, o aprire finestre su mondi ignoti e futuri, ma se il bere è, anche un piacere e amor proprio beh, uno Chardonnay ben fatto, dalla Borgogna, un po’ più bella la vita te la fa vedere sempre. 

Che si intuisce il dorato che sarà,  nel bicchiere ancora un poco paglierino, ma si farà di certo, e quei sentori d’agrumi e pietra quell’energia primitiva e fisica, che hanno i bianchi che vengono dal calcare, che nascono già grandi, divorati dall’adolescenza. 

Bella intensità, sapido e sì devo scriverlo pure io anche se ormai lo scrivono di tutti i bianchi del mondo: Minerale, sì ma con dolcezza, che lo chardonnay è sempre, e forse sempre sarà un comfort wine, quel vino per quando le storie d’amore traballano, e vorremmo cambiare lavoro, vita e città,  il vino per certe notti non quelle di Liga, in cui non ci sentiamo abbastanza amati, abbastanza ricchi, abbastanza giovani o abbastanza, in generale. 

Che ormai forse ha senso berlo solo in biodinamica da zone minori, lo chardonnay in purezza, in sintonia coi quartieri dove affittiamo bilocali poco luminosi, in attesa che il futuro migliori, se non per il mondo, per noi, un pochino.

Un gran bel bianco, che sa di verità, più che di varietà, come tutta la biodinamica ben fatta, che fa del suo meglio partendo da un posto minore un po’ come la Rayan Air, ma con più eleganza, uno Chardonnay non per stupirvi, ma per innamorarvi sì, che in certi bilocali poco luminosi, in zone non servite dai mezzi, beh, possono nascere amori indimenticabili o almeno notti d’amore tendenti all’infinito. 

Ci abbiano un pezzo in lo-fi di canzone francese minore, come questo vino, solo sulla carta, lei, si chiama Soko, non la conoscete, come il Macon, ma e lo so che è blasfemo è più brava delle cantanti premier cru. 

Il pezzo si chiama Blasphémie. Buone bevute francesi.

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