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Oscar Bissinger, Grecanico 2018

Postato da Stefano Bagnacani il
Oscar Bissinger, Grecanico 2018

Grecanico Oscar Bissinger 

Se nel vino ci fosse il titolo di rookie of the year, di matricola dell’anno, come nello sport americano, probabilmente lo vincerebbe Oscar Bissinger

Con un cognome da attaccante dell’Atalanta dei miracoli,  Oscar, dopo anni di apprendistato sotto l’ala di una leggenda come Francesco Guccione, decide di provare a fare la sua (prima?) etichetta, ci mette il nome e la faccia, e fa bene, molto bene. 

Non facile uscire dall’ombra di Francesco, uno che la storia del vino naturale l’ha scritta e continua a scriverla, anno dopo anno, dalle colline intorno a Palermo, che prima di lui, sulla mappa del vino importante non esistevano quasi. 

Ha scelto di partire dal difficile lui, dal Grecanico, il vino che si chiama un dialetto, parente sudista della Garganega, considerato almeno qui da noi, in Sicilia, vitigno minore, una cosa da sommelier nerd,  per gente con problemi di emotivi, timida e un po’ introversa. 

Oscar Bissinger Grecanico

 Il vino lo senti già dal sound che fa quando lo versi nello Zalto, che è tanta roba, swing già prima di annusarlo, fiori e campi aperti, in cui torneremo a scorrere, prima o poi, come diceva la canzone, un vino agreste, verghiano, nel suo essere, liricamente, verista

In bocca è come Oscar se lo conosci, educatamente sicuro di sé, un vino senza arroganza ma non timido, intenso ma che sa dove andare, lunghissimo in bocca, una sapidità che chiude, con autorevolezza, ma senza fare mai il gradasso. 

Un vino naturale nell’unico modo in cui ha senso esserlo, disseta con gusto, schietto, verticale ma mai ripido, facile da capire ma senza ingenuità, un bel vino bianco da bere soli ora e abbracciandosi dopo, un vino ottimista e semplice come il mondo che verrà prima o poi, là fuori. 

Lo abbino con un pezzo umano e sincero di Sam Hunt, il titolo è indicativo e parla di bere vino, in modo schietto e bello, come questo bianco nel bicchiere. 

Sam Hunt Drinkin’ too much

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