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Valcerasa, Rosso Relativo, 2017

Postato da Stefano Bagnacani il
Valcerasa, Rosso Relativo, 2017

Loving Strangers

Elettrica, vulcanica sensualità, un (raro) rosè notturno, non da spiaggia ma da afterdark, o da afterhours.

Un vino da jazz club che sta chiudendo dove un sassofono blatera, in sottofondo, dove ti sei appena innamorato di una studentessa straniera il cui nome scorderai, dopo l’alba.

Un rosato che emana la strana elettricità degli amori di una notte che si ricordano per sempre, che lascia in bocca e nello stomaco la strana inquietudine di quando baci una sconosciuta, salendo le scale, strette di una casa del centro che non è la tua.

La persistenza dei baci nel buio, su una bocca che parla straniero e che sa di lontano, un vino che ha la stessa intensità di quegli amori, destinati a finire al canto dell’allodola, ma che prima del mattino, sembrano infiniti.

Un nerello mascalese, che sa di Francia, ma una Francia monkiana, round about midnight, che non si lascia del tutto scoprire, che insegna, senza farsi imparare, come i grandi amori, che lascia una lunga scia, di possibilità, nel palato, e nei ricordi.

Un vino che dovrebbe essere la colonna sonora di tutte quelle cose divertenti che giuri di non voler fare mai più, sicuro di mentire, sapidità lasciva di quegli amori, che durano una notte, ma che restano una vita e forse oltre.

Io l’ho bevuto con questa canzone che si chiama Loving strangers, di Russian Red, che ho scoperto con un film che parla di una notte a Roma, che tutti dovrebbero avere visto.

Un vino per quelli, che amano per sempre, una notte alla volta, un rosè per quelli che le spiagge le vivono la notte e non il giorno, un vino per quelli che la notte, come cantava Jovanotti, ritornano alla tre, ma fanno l’amore, un rosè for lovers, or for lovers, of strangers.

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