Spedizioni Gratis in tutta Italia
Carrello

Versante nord 2016, Eduardo Torres Acosta

Postato da Stefano Bagnacani il
Versante nord 2016, Eduardo Torres Acosta

Versante nord, più che il nome d’un vino, sembra il titolo di uno di quei romanzi pacco ambientati in montagna che vincono premi letterari liquorosi in anni mediocri.

Invece, il nome c’entra sì con la montagna, ma più che altro per il senso di libertà e di vertigine che, simultaneamente, genera. Un vino che avanza per progressioni, che scarta di lato, come i bufali di certe canzoni romani d’antan, un vino più di cuore che d’intelletto, insomma, uno di quei vini che ci piace.

Ci piace perché è un nerello che non gioca a fare il pinot nero, o qualche altra uva d’oltralpe, ma fa quello che sa fare meglio, il nerello dell’Etna, mantenendosi in equilibrio, precario, tra gli accenti, un vino che apre in battere e chiude in levare, come la vita, circa.

Un vino che vive di ossimori, tenendo insieme estrazione e freschezza, e di chiaroscuri, ombrosamente illuminante, a tratti, un vino che vola come una farfalla e punge come un’ape, d’altronde nel 2016 ci lasciava Mohamed Alì.

Forse ci voleva uno spagnolo, per ricordarci che l’Etna non è la Borgogna, ma semplicemente Etna, che sembra un Hashtag, per ricordarci che la verità viene prima dell’eleganza, perché la verità è, sempre, elegantissima.

La canzone più bella del 2016 era Faded, di un giovane norvegese che aveva imparato a suonare il piano coi tutorial di youtube, Alan Walker, non è il mio genere, l’ascoltavo tanto in quella estate pre-trump, amavo una ragazza a cui piaceva, e questo, ai tempi, sembrava bastarmi, ora lei non c’è più, ma il pezzo suona ancora, dannatamente grazioso, spensieratamente vulcanico.

Post Precedenti Post Successivi