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Vino Naturale

Postato da guido filippo serio il
Vino Naturale

Grande è la confusione sotto il cielo, la situazione è eccellente.

Scriveva Mao, qualche lustro fa.

Questa sembra essere, e probabilmente sarà ancora a lungo, la frase che meglio si sposa con i vini naturali, il loro mondo, la loro vita.
Da sempre sono allergico alle definizioni troppo coercitive, agli slogan, (lo slogan, cantava qualcuno, è fascista di natura) 📺, e il mio scopo, di sommelier e di blogger non è mai stato e mai sarà quello di farmi ultras o megafono di una delle molteplici microfazioni che si arrogano di essere uniche latrici della verità.

Dalla terra al bicchiere

Il vino naturale sì, comincia e si fa in vigna, ma inizia per me dal sorriso di chi lo produce. E’ naturale solo se si respira vita, nella vigna come nel bicchiere, se si riscontra in esso una vibrazione, quella vibrazione che solo la natura e la vita vera sono in grado di dare. La morte non vibra mai, non risuona, non scalda, non emoziona. Per noi quindi i vini naturali sono fatti da vignaioli e vignaiole, in carne ed ossa, che si possono incontrare, e con cui sedersi a bere e parlare, magari non solo di vino.

Agricoltura sostenibile quindi, senza prodotti di sintesi, in armonia con i suoli, con l’ambiente, col futuro. I vini sono naturali se figli di una vigna che sia una incubatrice di vita, di viti e di vitae, in cui si possa respirare tutto l’anno senza abbigliarsi come soccorritori di Chernobyl.
Approccio poco interventista o basso intervento, nella consapevolezza che se le uve sono buone, e ottenute in armonia con la natura, il vino si fà, quasi, da solo. Quindi fermentazioni spontanee e senza inoculo di lieviti esogeni, e interventi sul mosto ridotti al minimo, nella consapevolezza che ogni intervento, che si opera sul liquido odoroso (per citare il maestro), andrà a sottrarre vitalità, verità e vibrazione al vino nel bicchiere.

Il mio giocatore di basket preferito, amava dire, ball don’t lie, intendendo che al di là, della fortuna, degli arbitri, e di tutto il resto,  è il campo alla fine a decretare il vincitore, non la teoria. Per questo io credo che come criterio di fondo, l’unico modo per approcciarsi al vino naturale, sia simile, Glass don’t lie.
Penso sia la sola regola da applicare, non talebane tassonomie, o disciplinari nati, a loro malgrado per codificare l’anarchia.

Anidride solforosa: si o no?

Non sono molto interessato alle schede tecniche, se le leggo, quando le leggo, lo faccio solo dopo avere degustato, non prima. Non credo nella teoria nella vita, come nei vini, credo nella, buona, pratica.
Procedendo per questo paradigma, ritengo inutile, spesso ridicolo, sempre un po’ comico, partecipare a discussioni sui livelli di anidride solforosa, ammessi o non ammessi in una bottiglia di vino, accapigliarsi sui numeri nudi è sempre sterile, molte volte dannoso.

Usare la solforosa come marchio di infamia, una sorta di lettera A scarlatta sulle etichette del vino, per discriminare, in modo manicheo, e assoluto, i buoni dai cattivi per me sa più di teocrazia mediorientale, che di esercizio della gioia, perciò io applico un criterio mio, sicuramente fallace, probabilmente banale:
Credo che il livello di solforosa accettabile in una bottiglia di vino sia quello che ti permette, dopo avere bevuto una bottiglia la sera, di svegliarti tranquillo e in grado di lavorare.

Vini naturali: vini di vite, vini di vita

I vini naturali, prima di tutto devono essere compatibili, oltre che con la natura e l’ambiente, con la vita delle persone che li bevono, il loro lavoro, le loro scadenze, le loro attività.
Un vino che ti inchioda al letto la mattina dopo, o che ti costringe ad assunzioni di analgesici in quantità Jimi Hendrix non può essere naturale, mai, a prescindere da quello che c’è scritto sulla scheda tecnica.
I vini non naturali, come i medicinali, inducono sonnolenza. i vini naturali, possono e devono indurre vitalità, non sono vini per andare a dormire, ma vini per fare tardi, innamorarsi, cantare, creano una eco di vitalità vibrante nei corpi che attraversano, attivano connessioni, non provocano sbadigli.

Ogni volta che berrete un vino che vi fa stare bene, e venire voglia di baciare qualcuno, e tornare a mente parole di qualche pezzo di Lucio Dalla che non sentite da una vita, beh, sono portato a pensare che sia un vino naturale, a prescindere dal livello di anidride solforosa, a cui tra l’altro, il maestro aveva pure dedicato una canzone.

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